LE MONDE
diplomatique - Dicembre 2002
Palestina
IL PESSOTTIMISTA
Emil Habibi
Bompiani, 2002, 7 euro
Geraldina Colotti
«Eccomi tornato in patria
clandestinamente, sano e salvo, mentre tutto
il mio popolo vagava fuggiasco, e se non
fuggivano da soli, li facevano scappare per
forza». Torna nei tascabili Bompiani un
capolavoro della letteratura palestinese, Il
pessottimista di Emil Habibi, scrittore arabo
d'Israele nato nel 1922 e scomparso nel 1996.
Il titolo racchiude il tono del romanzo e il
carattere del suo protagonista, il
pessimista-ottimista Felice Sventura. Un
destino nel nome per un Candide che sorride
delle magagne dei palestinesi e smaschera
quelle dei loro oppressori. Scacciato dagli
occupanti, venuti in Palestina a fondare il
nuovo stato di Israele, Felice Sventura riesce
a tornare in patria, nascosto in un carro
bestiame. Siamo nel '48, gli israeliani
requisiscono le case, espellono o arrestano
chi vi abitava prima. Braccato e stordito, il
pessottimista vive straniero sul proprio suolo,
succube di un sistema a cui inutilmente
cercherà di dimostrare la propria fedeltà.
Ma
poi, in una delle più belle pagine del romanzo,
dopo un'esistenza trascorsa a spiare i
comunisti per conto di Israele, in carcere
riceve aiuto proprio da un fedayn comunista, e
riacquista per un attimo la propria dignità.
Il pessottimista è un romanzo lieve e feroce
sull'occupazione israeliana in Palestina, che
sferza il lettore con rimandi umoristici e
giochi di parole. Un romanzo che rispecchia le
scelte travagliate dell'autore, che restò a
vivere in Israele, fu eletto nel partito
comunista, raccolse molte critiche dai
palestinesi, ma anche premi e onori. «Conoscere
le opere di Habibi - scriveva The Jerusalem
Post nel 1986 - è un dovere civico perché è
ora che ogni cittadino di questo stato sappia
cosa vuol dire essere arabo in mezzo a noi».