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Progetto Gaza“
Mente e Guerra”
La tragedia che in questi giorni sta
accadendo a Gaza in Palestina e che
tanto ci colpisce pensando al numero
di morti e di feriti appare ancora
più tragica quando si pensa,
terminata l’invasione, a tutti
coloro che sono sopravvissuti a tale
macello.
Quando si dice guerra si pensa alle
ferite, alle amputazioni ad una
integrità fisica persa ma
difficilmente il pensiero corre a
ferite invisibili, forse ancor più
laceranti e limitanti, quali i
traumi subiti nel corso dei
bombardamenti e dell’invasione che
si è perpetrata in questi 15 giorni.
I lutti,la perdita di genitori,
fratelli, amici, in un crescendo
continuo di violenza bestiale che
non sembra aver mai fine, la
precarietà della propria vita, il
terrore continuo, la perdita di ogni
certezza, di ogni punto di
riferimento, determinano traumi che
significano paura perdita solitudine
abbandono non immaginato ma
tragicamente reale che non è più in
alcun modo ricomponibile neppure vi
fosse un ritorno alla normalità.
Ed allora ecco l’esigenza, la
necessità di provare a far si che
con questi traumi si possano
riprendere le fila di vite
interrotte, si possa provare a
ridare un minimo di normalità, di
sicurezza, di fiducia nella vita e
nel mondo a bambini ed adolescenti
così duramente provati affinché le
loro ferite non si incistino in più
gravi problematiche personali o
sociali.
I programmi pensati ad oggi per le
guerre così come per le catastrofi
naturali partono dal presupposto che
vi sia un allontanamento dal trauma
con la creazione di una condizione
di ritorno alla vita normale.
Questo non pare attualmente
praticabile in Palestina così come
non pare praticabile né opportuno
uno sradicamento finalizzato
all’inserimento in altri contesti
maggiormente normali (per es. Paesi
Europei) per portare avanti idonei
trattamenti di supporto o
psicoterapici.
La risorsa di un tessuto sociale
coeso e forte, con una precisa e
forte identità culturale e nazionale,
come quello maturato dal popolo
palestinese dal momento della Nakba,
va mantenuto e rinforzato per cui è
necessario che qualsiasi intervento
venga effettuato all’interno dei
territori palestinesi.
L’idea è quella di trovare un gruppo
di persone medici psichiatri,
psicologi,infermieri ed educatori
disponibili a recarsi a Gaza per
circa un mese per valutare la
situazione, la tipologia dei danni
psicologici determinati dagli
attacchi per individuare strategie
di intervento applicabili in loco.
Suggestiva pare l’idea di addestrare
di gruppi di volontari nella
popolazione residente,
preferibilmente giovani, che con
idonee tecniche possano favorire la
metabolizzazione dei traumi subiti.
Altrettanto importante e necessaria
pare una verifica documentata dei
danni indotti nella popolazione,
soprattutto nei giovani, per
sostenere la crudeltà e la
disumanità degli attacchi portati
avanti in questi giorni, ma
soprattutto a far sì che non solo i
danni a breve termine possano essere
ritenuti esecrabili.
Ciò che ci proponiamo non pare
semplice anche perché non vi sono
esperienze in tal senso ma ci sembra
che un’ottica di intervento come
quello proposto sia indispensabile,
quanto lo sono i presidi medico
chirurgici in questo momento.
Il progetto, più in dettaglio,
prevede che si costituisca qui in
Italia, un’èquipe pluriprofessionale
costituita da
A- Un medico – criminologo
B- Un medico – neuropsichiatra
infantile
C- Un medico – psichiatra
D- Uno psicologo
E- Un educatore professionale
F- Un esperto di volontariato
con la finalità di recarsi a Gaza
per un periodo dai 15 ai 30 giorni.
La permanenza a Gaza, seppur breve,
ha come obbiettivo quello di
effettuare una valutazione
dell’esistente, delle risorse
disponibili ma soprattutto della
tipologia di problematiche che pare
necessario ed urgente affrontare.
Per fare ciò è indispensabile la
condivisione e la collaborazione con
le organizzazioni umanitarie
palestinesi in campo sanitario.
Contemporaneamente il compito è
quello di selezionare all’interno
della popolazione volontari/operatori
con la finalità di una formazione ed
addestramento specifici per
affrontare le problematiche rilevate.
Sarebbe utopistico immaginare in un
solo mese di realizzare gli
obbiettivi suddetti che invece
dovranno necessariamente essere
spalmati in un arco di tempo più
ampio e con modalità che andranno
successivamente definite e precisate.
Pare invece urgente recarsi in loco
per organizzare il lavoro e
soprattutto valutare i bisogni
gettando intanto le basi per
interventi precoci affinchè non vi
siano stabilizzazioni e/o
cronicizzazioni nella sintomatologia
di disagio causata dagli attacchi
estremamente intensi e massicci,
quasi senza tregua, che sono durati
per un mese.
Rawash Khalid Medico Chirurgo -
Criminologia Clinica
(k_rawash@hotmail.com
Cell.:347/1656503)
Franceschini laura Medico Chirurgo –
Neuropsichiatria Infantile
(franlaura@hotmail.com
Cell.340/3037734)
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- per vedere le foto del progetto a
Gaza, dopo l'operazione Piombo Fuso
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