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L’uccisione sotto tortura di Mustafa al-Akkawi

L’uccisione sotto tortura di Mustafa al-Akkawi Samar al-Akkawi, riguardo a quanto accaduto durante l’arresto e l’interrogatorio a Mustafa al-Akkawi da parte delle forze d’occupazione israeliane, riporta la propria testimonianza come […]

L’uccisione sotto tortura di Mustafa al-Akkawi

Samar al-Akkawi, riguardo a quanto accaduto durante l’arresto e l’interrogatorio a Mustafa al-Akkawi da parte delle forze d’occupazione israeliane, riporta la propria testimonianza come se gli eventi fossero accaduti ieri. Ricorda ogni parola e ogni cosa successa al marito, il martire Mustafa al-Akkawi di Gerusalemme, ucciso sotto tortura dall’occupazione israeliana nel 1992.

Samar al-Akkawi racconta al giornale al-Qastal i dettagli orribili precedenti all’annuncio della sua  morte e di quanto l’occupazione israeliana abbia approfittato delle rigide temperature invernali per torturarlo fino alla morte. L’occupazione riportò la sua morte solo 12 ore dopo. 

“Apparteneva a questa Patria e Gerusalemme, dove ha studiato fino al conseguimento del diploma,  era la sua vita. Era partito per la Romania per completare i suoi studi in medicina con l’intento di tornare a casa e aiutare il suo popolo”, ha dichiarato Samar al-Akkawi ad al-Qastal.

Il martire al-Akkawi con i suoi amici pianificò di istituire cliniche sanitarie sotto la sigla dei Comitati di Lavoro Sanitario per fornire i servizi sanitari essenziali alla popolazione, soprattutto nei villaggi remoti.

Al-Akkawi fu prelevato il 21 gennaio 1992 dalla sua residenza nel sobborgo settentrionale al-Bareed di Gerusalemme; in quella occasione la casa fu selvaggiamente assaltata dalle forze d’occupazione israeliane terrorizzando la moglie Samar e il figlio Abdallah che all’epoca aveva un anno e quattro mesi appena.

“In quel periodo le forze d’occupazione sioniste avevano svolto una campagna di arresti di un certo numero di giovani, e mio marito fu arrestato a seguito dell’irruzione nella casa nella quale entrarono buttando giù le porte. Uno degli agenti si avvicinò a me e disse: “Dai l’addio a tuo marito”, e io rifiutai e risposi: “Non lo faccio. Perché dovrei dargli l’addio?” L’ufficiale disse: “Che lo faccia suo figlio, allora”.

“Non capendo appieno cosa stesse accadendo, con il cuore straziato, misi Abdallah nelle mani di suo padre. Mustafa lo prese in braccio, gli diede un bacio in fronte e me lo ridiede in braccio. Fu quella l’ultima volta che lo abbiamo visto”.

Samar afferma che suo marito fu picchiato e torturato dal momento in cui fu arrestato e portato all’interno della camionetta fino al momento del suo trasferimento nella prigione di Hebron.

Samar in principio pensò che quanto successo in casa fosse uno “stratagemma di intelligence” che esercitasse pressione per convincerlo a confessare, e che quindi il suo ritorno sarebbe stato vicino, che si sarebbe trattato solo di un fermo e che sarebbe tornato da lei e dal loro bambino Abdallah; ma quello che successe a Mustafa fu orribile. 

“Durante il suo arresto nevicò in tutto il paese, le temperature erano gelide. Mustafa veniva interrogato molto duramente e ciò avveniva sotto una grondaia ricoperta di neve dalla quale ghiaccio e acqua gelida si scioglievano proprio sulla sua testa; dopo essere stato appeso con le mani dietro la schiena, picchiato e torturato, veniva condotto davanti a una stufa”.

La famiglia, in base a quanto riferito da un medico che effettuò l’autopsia, sostiene che il corpo di Mustafa risulta essere stato sottoposto a condizioni di forti sbalzi di temperatura, oltre alle forti percosse, torture e pressioni psicologiche che ha vissuto in seguito ai durissimi interrogatori durante le quali si è rifiutato di confessare. Tutto ciò ha portato alla sua morte.

All’alba del 4 febbraio 1992, il figlio di Gerusalemme Mustafa al-Akkawi fu martirizzato sotto tortura e la sua famiglia fu informata soltanto 12 ore dopo; l’annuncio della sua morte alla famiglia, folgorata dalla notizia, gli fu urlato in faccia nel corso di un’irruzione nella casa di famiglia.

Mustafa diceva sempre a Samar:
– Darò loro una lezione che non dimenticheranno
– Quale?
– Che la confessione è tradimento – rispondeva.

“Il suo martirio è stato un grande shock – dice la moglie – ma ciò che mi ha dato sollievo è il ricordo delle sue parole, che mi ripeteva costantemente: la vita è avanti, non guardare mai indietro. Queste sue parole mi hanno dato sostegno, per non parlare della sua visione ottimistica e piena di speranza rispetto alla vita”. Samar ricorda che il marito diceva di mettere la Palestina al primo posto nella sua vita e che lei e il figlio venivano subito dopo; e lei era orgogliosa di ciò che diceva.

Sami al-AKkawi, il fratello di Mustafa, ha raccontato ad al-Qastal come è stato riconsegnato il corpo, del rifiuto di suo padre di tutte le condizioni dettate dall’occupazione israeliana in merito alla limitazione del numero di partecipanti al funerale e alla sepoltura, proprio come usano fare tuttora: “Mio padre non accettò nessuna delle condizioni dell’occupazione, dovettero consegnarci il corpo di Mustafa senza condizioni. Organizzammo un corteo funebre solenne da casa nostra a Wadi al-Gawz fino alla moschea di al-Aqsa dove si svolsero le preghiere per poi raggiungere il cimitero di Bab al-Sahra. Gli abitanti di Gerusalemme parteciparono in massa al funerale del martire, erano in migliaia, e quel giorno la bandiera palestinese fu issata nella moschea di al-Aqsa”.

Abdallah, il figlio del martire, ha parlato di suo padre, che non ha potuto conoscere, dal quale però ha imparato molto anche perché la sua anima è ancora ovunque. Dice di aver imparato “ad essere fedele alla propria Patria, a farsi avanti e a sacrificarsi per una causa nobile e giusta, quale è quella palestinese”.

“Crediamo nella continuità della lotta – dice il giovane Abdallah – fedeli alla linea di coloro che non sono più tra noi fisicamente ma che restano tra noi con le loro idee, convinzioni e i principi cui hanno aderito. E noi, le giovani generazioni, siamo tutti ispirati da questa esperienza, ne beneficiamo nella realtà, nel presente e nel futuro”.

La famiglia del martire Mustafa al-Akkawi ci ricorda quindi la storia di un rivoluzionario e militante che non cercava altro nella vita che realizzare un unico obiettivo, quello della liberazione della Palestina e di Gerusalemme.

Al-Hadaf
06/02/2022