AGGIORNAMENTO SULLA GAZA
FREEDOM MARCH
L’organizzazione della partecipazione
italiana è in dirittura d’arrivo. Questi
sono i riferimenti dei voli che abbiamo
prenotato:
Partenza da Roma il 25 dicembre alle ore
22.00, arrivo al Cairo alle ore 02.20;
ritorno il 5 gennaio (notte fra il 4 e il 5)
alle 04.55, con arrivo a Roma alle 07.35.
Costo: 460 euro.
Partenza da Milano il 26 dicembre alle ore
19.55, arrivo al Cairo alle 00.35; ritorno
il 5 gennaio alle ore 11.25, con arrivo a
Milano alle 14.30. Costo: 530 euro.
ATTENZIONE: gli orari dei voli sono soggetti
a riconferma.
Sono disponibili ancora alcuni posti, da
richiedere a Gabriella al n. 347-9286707.
Per chi si è organizzato autonomamente per
il viaggio: è assolutamente necessario
comunicare i vostri dati a gazaliberasubito@libero.it
, compilare il formulario che riceverete e
rispedirlo allo stesso indirizzo
tassativamente entro giovedì 19, perché
dobbiamo compiere tutti i passi burocratici
necessari. Ricordate che chi non sarà
compreso nei nostri elenchi trasmessi alle
autorità competenti, sia italiane che
egiziane, di entrare a Gaza se lo può
scordare e non avrà la possibilità di fruire
dei servizi che stiamo organizzando (trasporti,
alloggio, ecc.). Altrettanto se lo può
scordare chi non dispone di passaporto
valido e con scadenza non inferiore a sei
mesi, perché con la sola carta di identità
si può entrare in Egitto ma non certo a
Gaza.
Infine, i numeri di cui siamo a conoscenza,
che rappresentano solo parzialmente la
situazione che si determinerà, perché
mancano ancora o sono incomplete le
informazioni sulla partecipazione da molti
Paesi. Allo stato attuale, i partecipanti
sono (circa) 350 dagli U.S.A., 300 dalla
Francia, 70 dall’Italia, 100 dall’America
Latina, 50 dal Belgio, 20 dal Giappone, 10
dall’Australia. Stiamo aspettando i dati
dagli altri Paesi europei (Gran Bretagna,
Irlanda, Svizzera, area scandinava, Spagna,
Grecia …), dalla Turchia e, naturalmente,
dai Paesi arabi.
E’già evidente che la Gaza Freedom March si
configura come la più grande iniziativa di
solidarietà internazionale della storia
recente: non sarà facile per nessuno
ignorarla.
GAZA: IN
MARCIA PER LA LIBERTA’ !
Dichiarazione dei promotori della Gaza
Freedom March
Amnesty International ha definito il blocco
di Gaza come una "forma di punizione
collettiva dell’intera popolazione di Gaza,
una flagrante violazione degli obblighi di
Israele secondo la Quarta Convenzione di
Ginevra”. Human Rights Watch ha definito il
blocco come una "seria violazione della
legalità internazionale". L’Inviato Speciale
delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei
Territori Palestinesi Occupati, Richard
Falk, ha condannato l’assedio israeliano di
Gaza come un “crimine contro l’umanità”.
L’ex Presidente degli Stati Uniti Jimmy
Carter ha detto che i Palestinesi
intrappolati a Gaza sono trattati "come
animali," ed ha fatto appello per "la fine
dell’assedio di Gaza" che sta privando "un
milione e mezzo di persone dei loro bisogni
vitali".
Una delle principali autorità mondiali su
Gaza, Sara Roy dell’Università di Harvard,
ha detto che la conseguenza dell’assedio "è
innegabilmente una sofferenza di massa,
creata in gran parte da Israele, ma con la
complicità attiva della comunità
internazionale, specialmente gli U.S.A. e
l’Unione Europea".
La legge è chiara. La coscienza dell’umanità
è scioccata. I Palestinesi di hanno Gaza
hanno esortato la comunità internazionale ad
andare oltre le parole di condanna. Tuttavia,
l’assedio di Gaza continua.
L’illegale assedio di Gaza non è un atto
isolato: è uno dei molti atti illegali
commessi da Israele nei territori
palestinesi che ha occupato militarmente nel
1967.
Il Muro e le colonie sono illegali, secondo
la Corte Internazionale di Giustizia
dell’Aia.
Le demolizioni delle case e le
indiscriminate distruzioni delle terre
coltivate sono illegali.
Le chiusure delle città ed il coprifuoco
sono illegali.
I blocchi stradali e i checkpoint sono
illegali.
Gli arresti e la tortura sono illegali.
L’occupazione stessa è illegale.
La verità è che il Diritto internazionale
avrebbe dovuto imporre la fine
dell’occupazione. La fine dell’occupazione
militare iniziata nel 1967 è una delle
principali condizioni per stabilire una pace
giusta e duratura. Per oltre sei decenni, il
popolo palestinese si è visto negare la
libertà, il diritto all’autodeterminazione
ed all’uguaglianza. Le centinaia di migliaia
di Palestinesi cacciati con la forza dalle
loro case durante la creazione di Israele
nel 1947-48 si vedono ancora negati i
diritti garantiti loro dalla Risoluzione 194
delle Nazioni Unite.
La Gaza Freedom March è ispirata da decenni
di resistenza palestinese non violenta,
dalla rivolta popolare di massa della prima
Intifada all’attuale resistenza degli
abitanti dei villaggi contro il furto
israeliano della loro terra e il Muro
annessionista. E’ ispirata dagli stessi
cittadini di Gaza, che hanno formato una
catena umana da Rafah ad Erez, hanno
abbattuto la barriera di confine che separa
Gaza dall’Egitto ed hanno marciato sui sei
checkpoint che separano la Striscia di Gaza
occupata da Israele.
La Freedom March prende ispirazione anche
dai volontari internazionali che sono stati
al fianco dei contadini palestinesi durante
i raccolti, dagli equipaggi che hanno
sfidato il blocco navale di Gaza, dai
convogli che hanno portato aiuti umanitari a
Gaza. Ed è ispirata da Nelson Mandela che ha
detto: “Ho camminato lungo la strada verso
la libertà. Ho tentato di non vacillare.
Lungo la strada, ho fatto dei passi falsi.
Ho scoperto che dopo aver scalato un’alta
collina, ne trovi tante altre da scalare...
e che la sfida è non fermarsi, perché il mio
lungo cammino non è finito”.
La marcia si ispira alle parole del Mahatma
Gandhi, che ha chiamato il suo movimento
Satyagraha-Abbracciati alla verità, e noi
siamo abbracciati alla verità che l’assedio
israeliano a Gaza è illegale e disumano.
Gandhi ha detto che l’obiettivo dell’azione
non violenta è quello di “rianimare” la
coscienza del genere umano.
Con la Freedom March, l’umanità non si
limiterà a deplorare la brutalità israeliana,
ma agirà per fermarla. La società civile
palestinese ha seguito le orme di Mandela e
Gandhi. Come quei due leader invitavano la
società civile internazionale a boicottare
le merci e le istituzioni dei loro
oppressori, le associazioni palestinesi, i
sindacati e i movimenti di massa dal 2005
fanno appello a tutte le persone di
coscienza a sostenere una campagna non
violenta di boicottaggio, disinvestimento e
sanzioni fino a che Israele adempia
pienamente agli obblighi imposti dal diritto
internazionale.
La Freedom March prende ispirazione anche
dal movimento per i diritti civili negli
Stati Uniti.
Se Israele disprezza la vita dei Palestinesi,
allora gli Internazionali devono interporre
i loro corpi per fare scudo ai Palestinesi
contro la brutalità israeliana e portare la
propria personale testimonianza contro la
disumanità che i Palestinesi affrontano ogni
giorno. Se Israele sfida il diritto
internazionale, allora le persone di
coscienza devono spedire “sceriffi” non
violenti da tutto il mondo per imporre la
legge della comunità internazionale a Gaza.
La Coalizione Internazionale per la Fine
dell’Assedio Illegale di Gaza invierà
contingenti da tutto il mondo per segnare
l’anniversario del sanguinario attacco
israeliano a Gaza del dicembre 2008 –
gennaio 2009.
La Freedom March non si schiera nella
politica interna palestinese: si schiera
solo con il diritto internazionale e il
primato dei diritti umani. La Marcia è un
altro anello nella catena della resistenza
non violenta contro le flagranti violazioni
israeliane del diritto internazionale. I
cittadini del mondo sono tutti invitati a
raggiungerci insieme ai Palestinesi nella
Marcia del 1 gennaio per la fine del
disumano assedio di Gaza.
Nota del traduttore: alcune parti del testo
possono risultare sorprendenti per il
lettore italiano, e questo è dovuto al fatto
che l’appello è stato concepito
principalmente da militanti statunitensi,
con i conseguenti riferimenti per noi
astrusi. Per esempio, quando si parla di “sceriffi”,
si allude ai commissari federali che vennero
inviati dal Nord degli U.S.A. negli Stati
del sud per imporre alle autorità ed agli
sceriffi razzisti locali l’applicazione
della legge sulla terra e l’abolizione della
schiavitù.
INFORMAZIONI PRATICHE SULLA MARCIA, dal 27
dicembre al 2 gennaio.
Programma della Marcia della Libertà per
Gaza
- domenica 27 dicembre: arrivo al Cairo (riunione
di orientamento la sera)
- lunedì 28 dicembre : partenza dal Cairo
per Rafah
- martedì 29 dicembre : visita delle zone
più devastate durante l’invasione israeliana
- mercoledì 30 e giovedì 31 dicembre :
incontro con le organizzazioni civiche e i
dirigenti delle comunità
- venerdì 1 gennaio: marcia di un miglio
(1,5 km) per la libertà
- sabato 2 gennaio: ritorno al Cairo
Codepink, la principale associazione
americana organizzatrice del progetto, ci
tiena a precisare che "Sebbene siamo
riusciti ad entrare a Gaza diverse volte,
attraverso l’Egitto (6 delegazioni dal
febbraio 2009), non possiamo garantire
l’entrata. Se questo non sarà possibile,
organizzeremo un programma alternativo".
Fonte: Gaza Freedom March
Esiste la possibilità di iscriversi
direttamente sul sito basato negli Stati
Uniti: http://www.gazafredommarch.org
Tuttavia, le informazioni per il viaggio
sono rivolte soprattutto ad un pubblico
americano. Per gli altri Paesi, è necessario
sviluppare una propria organizzazione, anche
se ci si incontrerà e coordinerà tutti sul
posto. Il Forum Palestina si farà carico di
contribuire all’organizzazione della
partecipazione italiana alla Gaza Freedom
March, con le modalità che decideremo
nell’assemblea nazionale che stiamo
organizzando a Roma per la mattinata del
prossimo 17 ottobre, a cui seguirà la
manifestazione nazionale antirazzista. A
breve, forniremo le informazioni necessarie
per la partecipazione italiana alla Marcia
della Libertà.
"La Gaza
Freedom March non si limiterà a deplorare la
brutalità israeliana, ma agirà per fermarla”
A GAZA A FINE DICEMBRE SAREMO MIGLIAIA PER
DIRE BASTA CON L'ASSEDIO
A fine anno, migliaia di volontari
provenienti da tutto il mondo si sono dati
appuntamento al valico di Rafah, il confine
della Striscia di Gaza con l’Egitto, in
quella che si annuncia come la più grande
operazione di solidarietà internazionale
della storia recente. Con la Gaza Freedom
March, In tutto il mondo ci si sta
mobilitando per porre fine alla tortura del
popolo palestinese di Gaza, rispondendo
all’esortazione contenuta nell’appello
dell’associazione statunitense Code Pink:
“Con la Gaza Freedom March, l’umanità non si
limiterà a deplorare la brutalità israeliana,
ma agirà per fermarla”.
Ad oggi, la Gaza Freedom March vede
l’adesione e la partecipazione di
associazioni, comitati e forze sociali dalla
Francia, dalla Gran Bretagna, dall'Italia,
dall’Irlanda, dal Belgio, dalla Svizzera,
dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Germania,
dalla Svezia, dalla Danimarca, dalla
Finlandia, insomma da tutta l’Europa, oltre
che dagli Stati Uniti, dal Canada, dal
Messico, dalla Nuova Zelanda e
dall’Australia. Non mancherà, inoltre, la
presenza di volontari dal mondo arabo e
quella di attivisti israeliani contro
l’occupazione.
La partecipazione italiana sarà all’altezza
della situazione. Ancora una volta senza
alcun sostegno da parte di partiti o
istituzioni decine di volontari hanno
risposto all’appello del Forum Palestina e
si sono organizzati autonomamente, come
autonomamente sono state organizzate tutte
le iniziative di solidarietà con il popolo
palestinese di questi anni, comprese le
grandi manifestazioni durante l’operazione
Piombo Fuso.
Alla Gaza Freedom March hanno aderito molte
personalità autorevoli della cultura e della
politica. Jimmy Carter e Nelson Mandela sono
fra quelli di cui è stata annunciata la
presenza alla Marcia, ma l’elenco delle
adesioni comprende Omar Barghouti (fondatore
della Campagna Palestinese per il
Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni -
BDS), Mustafa Barghouti (deputato del
Consiglio Legislativo Palestinese), Noam
Chomsky, il deputato inglese George
Galloway, Arun Gandhi, i registi Aki
Kaurismak, Ken Loach e Oliver Stone, gli
scrittori Naomi Klein e Gore Vidal, il
Premio Nobel per la Pace Mairead Maguire,
Jeff Halper (fondatore del Comitato
Israeliano Contro la demolizione delle Case)
e moltissimi altri. Fra i sostenitori
italiani della Marcia, gli eurodeputati
Luigi De Magistris e Gianni Vattimo, l’ex
vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa
Morgantini, gli ex europarlamentari Vittorio
Agnoletto e Marco Rizzo, oltre ad esponenti
della cultura, dell’associazionismo e del
sindacalismo di base.
Dobbiamo lavorare ancora affinché il
sostegno alla Gaza Freedom March cresca e
per non permettere che su questa iniziativa
cali la solita censura del silenzio, perché
portare il nostro messaggio di solidarietà
direttamente al popolo palestinese è
importante, ma è fondamentale la battaglia
politica qui, in un Paese dove la quasi
totalità del mondo politico e
dell’informazione è letteralmente
schiacciata sul sostegno all'oocupazione
sionista e alla sua terroristica concezione
della sicurezza. Cominciamo a liberare Gaza
dall'assedio.
Con la Palestina nel cuore, fino alla
vittoria!
